CLAMOROSO SUCCESSO DEL CIELO SU FERRARA

 
 
 
AstroSamantha svela i segreti del cielo,
 
Il professore ferrarese Paolo Zamboni illustra i vantaggi della nuova tecnologia ideata dal team Unife e sperimentata in orbita con la collaborazione di Samantha Cristoforetti1390572389_sam-600x335

FERRARA. Ferrarese, 59 anni, il professor Paolo Zamboni ha guidato il team di ricerca che ha ideato e condotto, con il consenso e la collaborazione dell’Esa e dell’astronauta Samantha Cristoforetti, alcuni dei test medici eseguiti in orbita durante la Missione Futura 42. Zamboni, chirurgo vascolare, è direttore della Sezione di Medicina e Chirurgia Traslazionale dell’Università di Ferrara.

La giornata dedicata allo spazio, in Fiera, ha attratto un pubblico nel quale spiccava la presenza dei giovani. Una platea così copiosa per una manifestazione incentrata sulla scienza e sulla tecnologia forse è un segnale positivo in un Paese che non tratta benissimo la ricerca. Vi aspettavate un padiglione gremito da 1500 spettatori durante l’incontro pubblico con Samantha Cristoforetti?

«Ce n’erano forse di più, dal palco era impressionante. Tanta e tanta gente seduta per terra con le gambe incrociate che ascoltava con interesse parlare di scienza. Io ero sicuro che la nostra città avrebbe risposto».

La partecipazione del team ferrarese di Unife alla Missione Futura 42 vi ha dato la possibilità di testare una nuova tecnologia in condizioni molto particolari. Che funzione ha il pletismografo messo a punto dai ricercatori Unife e indossato nello spazio da Samantha Cristoforetti? Quante volte l’avete utilizzato per i test nello spazio e che cosa è in grado di garantire in più rispetto alle apparecchiature usate fino ad oggi?

«La pletismografia è un sistema semplice, trasportabile e non operatore-dipendente per misurare il flusso venoso che dal cervello, ma anche dalle gambe e dalle braccia, scorre verso il cuore. Con Samantha abbiamo eseguito otto esperimenti. Costa poco eseguire l’esame ed è ripetibile e confrontabile. Per questa ragione lo vedrei come strumento di screening».

Oltre al pletismografo avete testato anche un sistema di trasmissione dei dati a distanza. Si parla di nuove opportunità per la telemedicina.

«Il polso venoso giugulare è un esame di straordinaria importanza prognostica, ma molto complesso da eseguire. Senza il miglioramento tecnologico che abbiamo proposto non è eseguibile con gli ultrasuoni, e soprattutto era impensabile potesse essere utilizzato in telemedicina».

Cosa si può dire oggi sul materiale che avete raccolto? Quali risultati è già possibile considerare acquisiti e quanto tempo sarà necessario per completare l’interpretazione dei dati?

«I dati su Samantha dimostrano due cose. La prima è che le imprese spaziali potrebbero nel futuro giovarsi di queste ricerche. La seconda è che questi sistemi possono essere utilizzati in telemedicina per le diagnosi a distanza delle malattie neurovascolari e dello scompenso cardiaco».

Quante persone hanno lavorato a questo progetto e può citare il loro ruolo?

«Il team comprende 10 ricercatori di area biomedica o fisica, e sei tecnici che hanno lavorato nell’officina della sezione ferrarese dell’Istituto di fisica nucleare per costruire fisicamente gli strumenti che hanno volato».

Questi esperimenti hanno qualche aspetto in comune – ed eventualmente quale – con la ricerca sul rapporto tra Ccsvi e sclerosi multipla (Brave Dreams) che avete eseguito in alcuni centri italiani?

«Sono strumenti diagnostici che possono migliorare l’accuratezza della diagnosi e lo screening della Ccsvi. Potrebbero quindi portare chiarezza in un ambito di forte controversia scientifica». (gi.ca.)

 
 

Ferrara, 3 giugno 2016 – Una giornata tutta dedicata alla ricerca e alla sicurezza, sotto l’insegna della divulgazione scientifica, della presentazione dell’offerta didattica dell’Università di Ferrara  e delle attività che quotidianamente in Italia e nel mondo svolge la nostra  Aeronautica Militare. Stiamo parlando de ‘Il cielo sopra Ferrara. La Ricerca e la Sicurezza’,che si svolge oggi a Ferrara Fiere a partire dalle 9 fino alle 19.

Alle 9.30 lo spettacolare arrivo dell’elicottero HH 101 e l’apertura del Mock Up dell’aereo AMX, entrambi visitabili tutto il giorno.

 

Momento clou della giornata è stato l’incontro alle 17.30 con Samantha Cristoforetti, astronauta dell’Agenzia Spaziale Europea, capitano pilota dell’Aeronautica Militare, protagonista di Futura, la seconda missione di lunga durata dell’Agenzia Spaziale Italiana, che presenterà la sua straordinaria esperienza in orbita.

L’appuntamento con la Cristoforetti è stato preceduto dalla presentazione di Salvatore Pignataro, Direttore di Missione Utilizzazione ASI della International Space Station della Nasa, del programma Drain Brain ideato dal professor Paolo Zamboni, Direttore del Centro Malattie Vascolari di Unife.

Ma tanti sono gli incontri organizzati nel corso della manifestazione, dalla medicina dell’avventura alla sicurezza aerea, con un momento alle 14 che vedrà protagonista Paolo Zamboni con gli esperimenti Unife condotti nello spazio.

Una giornata speciale, dove a intrattenimento (è prevista la partecipazione, direttamente dalla trasmissione di Fabio Fazio Che fuori che tempo che fa, del personaggio televisivo Maurizio Ferrini) si alterneranno occasioni per scoprire le attività e i percorsi di carriera dell’Aeronautica Militare.

 PERCHE' ZAMBONI...E' ZAMBONI !!!

 

 

«Con la telemedicina diagnosi migliori nello spazio e a terra»

05 giugno 2016

Il professore ferrarese Paolo Zamboni illustra i vantaggi della nuova tecnologia ideata dal team Unife e sperimentata in orbita con la collaborazione di Samantha Cristoforetti

 
 

FERRARA. Ferrarese, 59 anni, il professor Paolo Zamboni ha guidato il team di ricerca che ha ideato e condotto, con il consenso e la collaborazione dell’Esa e dell’astronauta Samantha Cristoforetti, alcuni dei test medici eseguiti in orbita durante la Missione Futura 42. Zamboni, chirurgo vascolare, è direttore della Sezione di Medicina e Chirurgia Traslazionale dell’Università di Ferrara.

La giornata dedicata allo spazio, in Fiera, ha attratto un pubblico nel quale spiccava la presenza dei giovani. Una platea così copiosa per una manifestazione incentrata sulla scienza e sulla tecnologia forse è un segnale positivo in un Paese che non tratta benissimo la ricerca. Vi aspettavate un padiglione gremito da 1500 spettatori durante l’incontro pubblico con Samantha Cristoforetti?

«Ce n'erano forse di più, dal palco era impressionante. Tanta e tanta gente seduta per terra con le gambe incrociate che ascoltava con interesse parlare di scienza. Io ero sicuro che la nostra città avrebbe risposto».

La partecipazione del team ferrarese di Unife alla Missione Futura 42 vi ha dato la possibilità di testare una nuova tecnologia in condizioni molto particolari. Che funzione ha il pletismografo messo a punto dai ricercatori Unife e indossato nello spazio da Samantha Cristoforetti? Quante volte l’avete utilizzato per i test nello spazio e che cosa è in grado di garantire in più rispetto alle apparecchiature usate fino ad oggi?

«La pletismografia è un sistema semplice, trasportabile e non operatore-dipendente per misurare il flusso venoso che dal cervello, ma anche dalle gambe e dalle braccia, scorre verso il cuore. Con Samantha abbiamo eseguito otto esperimenti. Costa poco eseguire l'esame ed è ripetibile e confrontabile. Per questa ragione lo vedrei come strumento di screening».

Oltre al pletismografo avete testato anche un sistema di trasmissione dei dati a distanza. Si parla di nuove opportunità per la telemedicina.

«Il polso venoso giugulare è un esame di straordinaria importanza prognostica, ma molto complesso da eseguire. Senza il miglioramento tecnologico che abbiamo proposto non è eseguibile con gli ultrasuoni, e soprattutto era impensabile potesse essere utilizzato in telemedicina».

Cosa si può dire oggi sul materiale che avete raccolto? Quali risultati è già possibile considerare acquisiti e quanto tempo sarà necessario per completare l’interpretazione dei dati?

«I dati su Samantha dimostrano due cose. La prima è che le imprese spaziali potrebbero nel futuro giovarsi di queste ricerche. La seconda è che questi sistemi possono essere utilizzati in telemedicina per le diagnosi a distanza delle malattie neurovascolari e dello scompenso cardiaco».

Quante persone hanno lavorato a questo progetto e può citare il loro ruolo?

«Il team comprende 10 ricercatori di area biomedica o fisica, e sei tecnici che hanno lavorato nell'officina della sezione ferrarese dell'Istituto di fisica nucleare per costruire fisicamente gli strumenti che hanno volato».

Questi esperimenti hanno qualche aspetto in comune - ed eventualmente quale - con la ricerca sul rapporto tra Ccsvi e sclerosi multipla (Brave Dreams) che avete eseguito in alcuni centri italiani?

«Sono strumenti diagnostici che possono migliorare l'accuratezza della diagnosi e lo screening della Ccsvi. Potrebbero quindi portare chiarezza in un ambito di forte controversia scientifica». (gi.ca.)

 

 

L'astronauta Samantha
 Cristoforetti e...